Minori online, l’Europa cambia approccio: la sicurezza entra nel design delle piattaforme

La proposta europea introduce limiti differenziati per età e punta a eliminare meccanismi capaci di favorire dipendenza e interazioni rischiose. Nel perimetro entrano anche chatbot e AI companion. Martorana: «La tutela dei minori non può essere una funzione aggiunta dopo: deve diventare un criterio di progettazione»
La protezione dei minori nello spazio digitale potrebbe entrare in una nuova fase. Con l’Eu Kids Act, presentato dalla Commissione europea e destinato ora al confronto con Parlamento e Consiglio, Bruxelles punta infatti a costruire un quadro comune che non si limiti a stabilire chi possa accedere ai social, ma intervenga direttamente sul modo in cui piattaforme e servizi digitali vengono progettati.
La proposta prevede un sistema graduato in base all’età: niente accesso autonomo ai social sotto i 13 anni; tra i 13 e i 15 anni l’utilizzo sarebbe possibile attraverso account supervisionati dai genitori e con funzionalità ridotte; dai 15 ai 18 anni resterebbe invece in capo alle piattaforme l’obbligo di offrire ambienti digitali progettati specificamente per garantire maggiore sicurezza agli utenti minorenni.
Ma è soprattutto il modello di responsabilità a segnare un possibile cambio di passo. La sicurezza non dovrebbe più dipendere soltanto dalla capacità dell’utente o della famiglia di proteggersi: sarebbero i fornitori dei servizi a dover dimostrare preventivamente che prodotti, funzioni e ambienti digitali destinati ai più giovani sono sicuri fin dalla progettazione. Sono previsti piani di conformità e verifiche indipendenti, spostando quindi l’attenzione dalla gestione del danno alla sua prevenzione.
Nel mirino entrano anche alcune caratteristiche ormai comuni nell’esperienza digitale: scorrimento infinito, notifiche capaci di sollecitare continuamente l’interazione, sistemi di raccomandazione difficilmente controllabili, contatti indesiderati e impostazioni di privacy non adeguate all’età. Per i profili dei minori la logica dovrebbe essere quella della protezione predefinita, anziché della sicurezza da attivare successivamente.
Particolarmente significativo è l’allargamento del perimetro oltre i social network tradizionali. Le nuove regole riguarderebbero anche piattaforme video, videogiochi e strumenti di intelligenza artificiale conversazionale. Per gli AI companion, in particolare, la proposta affronta il rischio che sistemi progettati per simulare relazione, assistenza o vicinanza emotiva possano generare forme di dipendenza o interazioni inappropriate con utenti minorenni.
Su questo punto interviene Marco Martorana, presidente di ASSOdata: «Il passaggio più importante è culturale prima ancora che normativo: non possiamo continuare a pensare alla tutela dei minori come a una serie di correttivi da applicare quando una tecnologia è già sul mercato e il problema si è manifestato. Se un servizio è destinato anche ai più giovani, privacy, sicurezza e protezione dalla manipolazione devono entrare nella sua architettura fin dall’inizio. Con l’intelligenza artificiale questa impostazione diventa ancora più urgente, perché un chatbot non si limita a mostrare contenuti: dialoga, risponde, costruisce una relazione con l’utente. Quando quell’utente è un minore, il livello di responsabilità richiesto a chi progetta e gestisce il sistema non può che essere più elevato».
Un altro nodo sarà quello della verifica dell’età. Il progetto europeo punta a sistemi in grado di accertare l’appartenenza dell’utente a una determinata fascia anagrafica senza trasformare il controllo in una raccolta generalizzata di informazioni personali. L’obiettivo dichiarato è quindi conciliare age assurance e protezione dei dati, anche attraverso strumenti europei o soluzioni equivalenti certificate.
Se il testo arriverà all’approvazione definitiva, la sfida sarà soprattutto applicativa. Stabilire un’età minima è infatti relativamente semplice; molto più complesso sarà tradurre principi come sicurezza, proporzionalità e tutela dallo sfruttamento dell’attenzione in requisiti tecnici verificabili.
Ed è probabilmente qui che si misura la portata più interessante dell’iniziativa europea: spostare la protezione dei minori dal comportamento dell’utente alla responsabilità di chi costruisce l’ambiente digitale nel quale quell’utente si muove.